Il trapianto della cornea con le cellule staminali

Il trapianto di cornea consiste nella sostituzione di una parte del tessuto corneale patologico, di solito la sua porzione centrale, con un innesto omologo da donatore non-vivente. Viene definita cheratoplastica perforante, il trapianto di cornea a tutto spessore, cheratoplastica lamellare quello invece in cui si innesta solo una parte della cornea.

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In cosa consiste il trattamento

L’intervento di cross linking viene eseguito in un ambiente sterile, ambulatorio chirurgico o sala operatoria. Dopo l’applicazione di qualche goccia di collirio anestetico si provvede alla asportazione meccanica dell’epitelio corneale, con l’aiuto del microscopio operatorio.

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Anatomia della cornea

La parte periferica della cornea, detta limbus, ha una larghezza di circa 1 mm e prosegue nel tessuto sclerale. Istologicamente la cornea è composta da 5 strati: l’epitelio, la membrana di Bowman, lo stroma, la membrana di Descemet e l’endotelio.

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Il nostro protocollo

Un preciso elenco di indicazioni, esami, terapie post operatorie e controlli per coloro che hanno subìto un intervento di cross linking.

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La coltura delle cellule staminali dell’epitelio corneale

Nel 1997 i ricercatori italiani Pellegrini e De Luca assieme agli oculisti Traverso e Zingirian pubblicavano nella rivista The Lancet i primi due casi di ricostruzione del limbus con innesto di cellule staminali limbari coltivate prelevate dall’occhio contro-laterale non affetto (Pellegrini 1997 ).

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Dal sito Repubblica.it Salute

È stata sviluppata in Italia la prima terapia avanzata a base di cellule staminali che permette di rigenerare l’epitelio corneale nei pazienti che hanno subito un danno grave alla cornea. Ne parla il prof. Paolo Rama che ha coordinato uno studio che ne ha dimostrato efficacia e sicurezza.

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I limiti e le prospettive future

Gli ottimi risultati ottenuti, pubblicati nel New England da Rama, riguardano innesti autologhi, cioè eseguiti con cellule coltivate dello stesso paziente. Ci sono però casi di lesioni bilaterali in cui non è possibile isolare cellule staminali del paziente stesso. In questi casi alcuni Autori propongono l’innesto limbare omologo, cioè con cellule di un donatore.

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Ipotesi di patogenesi del cheratocono

L’origine del cheratocono rimane ancora oggi sconosciuta. Si può ipotizzare che il cheratocono si manifesti in persone portatrici di uno o più geni alterati e che la progressione e la gravità della manifestazione clinica sia legata a differenti mutazioni del gene/i responsabile.

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Come si riconosce

Il sospetto deve essere posto quando compare un astigmatismo che non era presente, soprattutto se un’altro famigliare ne è affetto. L’esame strumentale fondamentale nella diagnosi e nella gestione del paziente con cheratocono è la topografia corneale.

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