I limiti e le prospettive future

Gli ottimi risultati ottenuti, pubblicati nel New England da Rama, riguardano innesti autologhi, cioè eseguiti con cellule coltivate dello stesso paziente. Ci sono però casi di lesioni bilaterali in cui non è possibile isolare cellule staminali del paziente stesso. In questi casi alcuni Autori propongono l’innesto limbare omologo, cioè con cellule di un donatore. In passato sono stati utilizzati donatori consanguinei viventi e donatori deceduti. A differenza del precedente, questo tipo di procedura presenta il problema del rigetto, che è molto alto, essendo l’epitelio la prima linea di difesa dell’organismo verso il mondo esterno, quindi con un forte controllo immunitario. I risultati a breve termine di questi interventi sono stati riportati buoni ma la sopravvivenza a lungo termine, nonostante l’immunosoppressione sistemica, rimane un dilemma. Se infatti si preleva l’epitelio della cornea centrale a distanza di anni dopo un innesto limbare omologo, non si trova alcuna cellula del donatore (Henderson 2001, Daya 2005 ), questo a significare che l’epitelio omologo non può sopravvivere al rigetto. I successi riportati potrebbero essere spiegati con un effetto di stimolo delle cellule staminali innestate su cellule sopravvissute del paziente, indipendente quindi dalla sopravvivenza delle cellule staminali del donatore (Pellegrini 2004 ).

Le prospettive future per il trattamento del deficit limbare bilaterale totale sono diverse: una prima possibilità potrebbe essere quella di modulare in modo più specifico la risposta immunitaria verso le cellule staminali del donatore, o attraverso l’utilizzo di farmaci più specifici e meno tossici o modificando gli antigeni delle cellule trapiantate in modo da non farle riconoscere dal sistema immunitario. Un’altra strada potrebbe essere quella di utilizzare cellule staminali prelevate da altri distretti nello stesso paziente, quindi senza rischio di rigetto. Sono già state utilizzate cellule staminali della mucosa orale (Nishida 2004 ), dell’epidermide e cellule mesenchimali: i risultati sono ancora molto preliminari e non è possibile prevedere se potrà rappresentare una possibile soluzione in futuro. Infine le cellule embrionarie potrebbero rappresentare una sorgente di cellule staminali, ma in attesa di sapere se verrà regolamentato i loro uso, si sta guardando con molte speranze alle cellule riprogrammate, le cosiddette iPC, cellule adulte riportate ad un potenziale di cellula embrionaria attraverso l’inserimento di specifici geni (Takahashi 2007, Nishikawa 2008 ).